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Serie D – Massimo Donati a cuore aperto sul Ponsacco

Un Massimo Donati a tutto tondo, dalla A alla Z, rivisitando tutto il suo rapporto con il Ponsacco e con Ponsacco: dai tifosi all’amministrazione comunale, dagli obiettivi della squadra fino al doping nel calcio. Il presidente rossoblu si apre in una chiacchierata che va a toccare tantissimi temi del calcio di oggi. Ecco le sue parole, raccolte in un incontro con Andrea L’Abbate.

IL SUO BILANCIO A PONSACCO
“Ottimo, senza dubbio. Ho preso la squadra in Seconda Categoria e qualche mese fa ci siamo giocati la finale play-off a Poggibonsi: credo che fare meglio fosse difficile. Quest’anno siamo ripartiti con ambizioni ridotte e puntiamo a una salvezza il più possibile tranquilla. Le voci di un mio distacco? Beh, credo di poter dire che ho dato tanto a Ponsacco e avrei bisogno di un sostegno da parte della città ma invece ciò che sto facendo sembra sia una sfida all’imprenditoria cittadina. Tutt’altro! Se Ponsacco coalizzasse la proprie forze potrebbe anche sognare qualcosa di più della serie D: al momento, invece, non ci sono grosse prospettive. Se tutto resta così, il Ponsacco è destinato a galleggiare fra D ed Eccellenza. Intanto quest’anno, non vogliamo soffrire ed è per questo che si spiegano gli arrivi di Nonni e Pacciardi e il ritorno, proprio deciso venerdì, di Granito dalla Massese (che sta pressando Ferretti perché ci lasci e vada a giocare in bianconero…). Dall’altro lato, invece, c’è sempre un nutrito gruppo di tifosi che ci seguono e a loro non posso che dire grazie per il sostegno che ci danno tutte le domeniche”.
IL FUTURO DEL PONSACCO
“Proprio giovedì ho avuto un incontro con l’amministrazione comunale che sembra finalmente vogliosa di investire. La possibilità di slegarsi dal vincolo di stabilità darebbe al Comune di Ponsacco la possibilità di realizzare finalmente lo stadio nuovo di cui la squadra e la società hanno un gran bisogno, direi strategico per una eventuale crescita nell’immediato futuro. Io cerco sempre un sostegno, ma l’ho trovato a Pisa e Massa, ma non a Ponsacco. Ma il Ponsacco è dei ponsacchini? Io spero che qualcosa si sblocchi: abbiamo accanto l’esempio di una piazza come Pontedera dove l’amministrazione comunale favorisce ogni investimento nella società (perché le aziende hanno sempre un ritorno), invece qui a Ponsacco accade con maggiore difficoltà ed è su questo punto che bisogna lavorare”.
LA SERIE D 2015/16
“La squadra più forte, secondo me, è il Gavorrano: a me la squadra di Bonuccelli ha impressionato, gioca un gran calcio e a noi ci ha fatto soffrire molto, vincendo più che meritatamente. Il Montemurlo? Forse ha i giocatori più forti, vediamo se nel girone di ritorno saprà reggere un certo tipo di pressione. Poggibonsi e Gubbio? Sono piazze particolari, non è facile fare bene lì, ma certo se le cose cominciano a girare hanno un gran sostegno da parte del pubblico e delle città”.
LA SERIE D DEL FUTURO
“Difficile dire che prospettive abbia questo campionato nei prossimi anni. Credo però che il rapporto fra Lega Pro e Serie D debba essere più stretto e che le due categorie vadano nella stessa direzione che è quella della valorizzazione dei vivai, ma dei vivai “propri”, non di quelli delle categorie maggiori: i ragazzi in quota vanno costruiti in casa e non presi ogni anno in prestito dalle Primavere, tanto per fare un esempio. Adesso la D è una sorte di refugium peccatorum dove vanno a finire tanti giocatori ex prof per chiudere la carriere dignitosamente e nulla più”.
IL DOPING NEL CALCIO
“Ho letto con attenzione la ricerca dell’UEFA con gli esami anti-doping (anonimi) sui giocatori della Champions League di qualche tempo fa, con una percentuale altissima di “positivi”. E non me ne stupisco affatto. Il doping nel calcio di altissimo livello esiste, eccome se esiste: poi se vogliamo far finta di nulla, è un altro discorso… E’ stata messa in piedi una macchina per soldi che ha bisogno ogni giorno di eventi e di gare ad alto livello, ecco che il doping è la chiara e più immediata conseguenza. Nei dilettanti? Può darsi che al sabato ci sia qualche giocatore che si fa una flebo di ferro, ma tutto finisce eventualmente lì: non ci sono le risorse, né tantomeno le pressioni per andare a cercare determinati “aiutini”…”.