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Serie D - Buglio: il suo Forte Querceta a ritmo Real

Francesco Buglio Francesco Buglio

Nato a Catania il 21 maggio 1957, ma viareggino d’adozione, Francesco Buglio è l’artefice della rinascita del Real Forte Querceta. Subentrato a stagione in corso, il tecnico ha debuttato sulla panchina del club di Forte dei Marmi, terz'ultimo in classifica, il 24 settembre scorso nel derby vinto 2-0 sul Ghivizzano. Un girone dopo, i nerazzurri si sono imposti nuovamente con lo stesso punteggio sulla formazione di Venturi (13° risultato utile consecutivo), agganciando così il Ponsacco al secondo posto del girone E. I numeri ottenuti fin qui dalla gestione Buglio sono straordinari: 12 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte frutto di 35 gol fatti e soli 13 subiti (in totale adesso sono 37 e 17), ultimo ko il 22 ottobre contro il Viareggio. Nel mirino adesso c’è la capolista Unione Sanremo a quattro lunghezze, decisivo sarà lo scontro diretto da giocarsi in casa tra poco meno di tre settimane. Ex centravanti di Varese, Salernitana e Viareggio, un problema cardiaco ha messo fine alla sua carriera da calciatore molto presto aprendogli le porte per quella da allenatore. Reduce da una promozione dall’Eccellenza alla D con il Pavia, tra le tappe fondamentali ci sono Rimini, Casale, Rondinella, Valenzana, S.Marino ed Aglianese, dove allenò l’attuale tecnico della Juventus Massimiliano Allegri alla sua ultima esperienza in campo. Domenica scorsa avete allungato la striscia positiva a tredici risultati utili consecutivi. Al momento la scommessa della società di puntare su di lei sembra ampiamente vinta.
"Sì, guardando i risultati e la classifica attuale potremmo dirlo, io ringrazio i dirigenti per avermi dato fiducia. La società voleva rimettere un po’ le cose a posto e ha deciso di aggrapparsi alla mia esperienza".
Cosa l’ha colpita del progetto Real Forte Querceta?
"Dalla serietà, dalla passione e dall’organizzazione. La società non ci fa mancare nulla, è la base di ogni progetto vincente".
Quali sono stati i primi passi appena entrato nello spogliatoio? Su quali concetti ha insistito di più?
"Conoscevo già i giocatori avendo seguito la preparazione estiva della squadra, la priorità appena arrivato è stata trasmettere e ritrovare la serenità che non c’era. Nel mio concetto di intendere il calcio prima di tutto viene il gruppo. Ho ritenuto opportuno continuare sul 4-3-1-2, su cui lavoravano già da un anno e mezzo, lavorando più sulla testa. Naturalmente pian piano c’ho messo del mio insistendo sulle verticalizzazioni e qualche variante tattica".
C’è un dato molto significativo: nelle 10 occasioni in cui siete passati in svantaggio siete riusciti a ribaltare il risultato in vostro favore 9 volte.
"Questo è un dato importante, e credo sia figlio dell’autostima e della consapevolezza che abbiamo raggiunto tutti insieme con il lavoro e l’impegno. Solo così si spiega, ad esempio, il non aver subito gol nell’ultima partita di campionato con tre titolari di difesa indisponibili. O che quasi tutti i calciatori nella rosa siano andati in gol. La mentalità è un aspetto prioritario".
Oltre a giocatori di esperienza ci sono molti giovani interessanti. Uno su tutti Cristian Cauz, che da luglio vestirà la maglia del Parma in Serie B.
"Questa è una Società che da sempre punta sui giovani ed io condivido pienamente questa filosofia, come dimostrano le formazioni che faccio scendere in campo ogni domenica. Oltre a Cauz, già scelto e voluto dal Parma, abbiamo altri giovani promettenti come Fontana, Mastino, Cecchetti, Cito e Posenato".
Pensate di potervela giocare fino alla fine con Ponsacco, Sanremo e Viareggio? Tra meno di tre settimane c’è lo scontro diretto con l’attuale capolista.
"Il nostro obiettivo è di arrivare più in alto possibile, continueremo il nostro percorso con dedizione e passione, facendo sempre del nostro meglio fino all’ultima giornata. Prima di arrivare al match con l’Unione Sanremo ci sono il derby col Seravezza e la partita col San Donato Tavarnelle, entrambi delicatissimi. A fine anno faremo i conti…".
Lei ha allenato Massimiliano Allegri negli ultimi anni della sua carriera da calciatore. Che impressione le fece? Pensava potesse diventare il grande allenatore che è oggi?
"Ho avuto Massimiliano due anni e già allora era allenatore in campo. Il suo carisma e la sua intelligenza calcistica mi sono stati di grande aiuto, con lui e altri come Giovanni Rossi – ora Ds del Cagliari -  siamo riusciti a vincere la C2 vedendocela con squadre blasonate come Fiorentina e Rimini. Allegri era un leader riconosciuto a cui bastavano cinque minuti per entrare in partita, sapevo che queste qualità lo avrebbero portato a fare una grande carriera anche in panchina".

FONTE: lnd.it